Paolo De Benedetti, Shalom. Il saluto ebraico
apparente fra loro, dove i lettori potranno spigolare inaspettati suggerimenti
o potranno prendere nota di alcuni spunti di lettura ...
Spazio,
una parola da intendersi qui in una doppia accezione: sia come il posto da occupare sulla carta, tramite la scrittura, sia come area percorribile fisicamente, coi passi e con lo sguardo.
Passeur,
colui che guida e facilita il transito da un luogo a un altro; colui che aiuta a superare degli ostacoli, a collegare rive o versanti; la figura che si fa ponte nell’interpretazione delle lingue e del pensiero.
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In qualche modo, abbiamo evocato un’estensione nella quale si tratta dell’esperienza umana in relazione al mondo o, per dirla altrimenti, il luogo dell’anima.
Il passeur supera limiti e confini non per fuggirli ma per ritornare a varcarli.
Il passeur non abbandona i propri luoghi ma li misura senza sosta e senza necessità di documenti, non indispensabili a colui che conosce e viene riconosciuto come parte integrante di un ambiente.
Il passeur è l’idea del passaggio e della comunicazione, del superamento e della conoscenza, dell’informazione, dello scambio, della relazione.
Il passeur reca e riporta notizie, congiunge mondi.
Il passeur deve includere con giudizio e non escludere senza motivo.
Il passeur è il saluto ...
« ... un saluto in cui Dio sta sotto alle parole, quasi nascosto, in attesa di essere ritrovato come ‘osè shalom, “facitore di pace”. Una pace di cui anche Egli ha bisogno e che non può dare a sé stesso, ma attende dal saluto degli uomini »
[Paolo De Benedetti, Shalom. Il saluto ebraico, in: Thauma - Le forme del saluto, 2006]
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